Padre Doroteo Forte nel suo studio ÒItinerari francescaniÓ, intenzionalmente circosritto alla presenza dei frati minori nella terra di Bari, attraverso sette secoli della loro storia, nella parte dedicata al convento di Castellana offre un grazioso cappelletto, che mi piace offrire ai nostri lettori:

ÒFamosa ormai per le sue grotte fantastiche Castellana  la cittˆ pi bianca della Terra di Bari. Il nitore delle sue case, la cortesia della sua gente richiamano quel fiore di medioevale leggenda che spiegherebbe il nome ÇCastellanaÈ dalla moglie del castellano di Bari, che, sfuggita ai saraceni predoni, si sarebbe rifugiata nel retroterra su una collina boscosa, ove incominci˜ a sorgere il Vico di Castellana.

La cittˆ, per vari secoli, fece parte della Contea di Conversano,  soggetta Çin temporalibusÈ ai Conti, Çin spiritualibusÈ alla mitrata badessa del monastero S.Benedetto di Conversano che godette giurisdizione quasi episcopale,  servendosi di un Vicario Generale, sino allĠanno 1810.

Fuori della cittˆ di Castellana,  su un colle ameno, tra il verde degli alberi, spicca lĠaereo convento francescano. Non antico,  neanche contemporaneo, ma due secoli e mezzo di storia non glieli toglie nessuno. Alla chiesa, intimamente legata al convento, spetta un diritto di prioritˆ, anche se pur conservando la stessa denominazione, non fu sempre lo stesso edificio. NellĠalbero genealogico lĠun edificio soppiant˜ lĠaltro: prima dellĠanno 1582 vi era sul posto Çuna chiesa dirutaÈ di cui si fa parola sin dal 1303 in un testamento di certo Leone dĠEpifania.

Su questi ruderi, nel 1582, il conte di Conversano Adriano Acquaviva dĠAragona fece edificare unĠaltra chiesa che dur˜ un buon secoloÓ.
Lasciamo a questo punto la parola a fra Casimiro che ci descrive come il popolo castellanese risponde al grandioso miracolo della liberazione della peste del 1690: ÒAllora - continua fra Casimiro - il Popolo di Castellana, in ricognizione del benefizio ricevuto dalla Vergine, e per eseguire quanto era stato imposto a quel Sacerdote, disegn˜ riedificare ed ampliare la Chiesa di S.Maria della Vetrana. Per notare le limosine che si raccoglievano,  si feĠ un libro, e vi fu posta lĠiscrizione Passaporto contro la Peste. Tutti i cittadini vollero concorrere alla spesa a misura delle loro facoltˆ,  e si fecero scrivere in esso. Anche gli Esteri esibivano limosine per essere scritti in quel Libro, e fu notabile che tutti li Forestieri notati in esso, dopo essere stato aperto il commercio, vennero di persona a ringraziare la Vergine, senzachŽ alcuno ne fosse pericolatoÓ.

Le offerte superarono ogni previsione, tanto che si iniziarono subito i lavori che durarono soltanto un anno e vi presero parte I cittadini stessi di Castellana. Fra Casimiro annota ancora un fatto singolare: lĠolio della lampada che serv“ a debellare la peste nelle persone fu usato ancora per ungere gli animali che di continuo venivano portati alla chiesa per ricevere la benedizione della Madonna con lĠunzione dellĠolio della lampada. E se ne vedono continui miracoli Òcome presentemente ne sono testimoni anche i nostri religiosi, li quali ebbero questa Fondazione nel modo che segueÓ.

Infatti, alcuni anni dopo si sent“ la necessitˆ di affidare la bellissima chiesa a dei Religiosi. La Contessa Dorotea Acquaviva dĠAragona dei Duchi dĠAtri, sposa di Giulio Antonio III, per ringraziamento alla Vergine per averle salvato il bambino Giulio Antonio IV, disegn˜ di fondare un Convento annesso alla stessa chiesa. Essendo divotissima, oltre che della Vergine, anche di San Pietro dĠAlcantara e di San Pasquale Baylon, volle che fosse affidata chiesa e convento ai frati Alcantarini. La Contessa Dorotea Acquaviva stava ancora progettando la maniera di sollecitare le Autoritˆ per questi suoi desideri, quando Ògiunse il Sindaco di quella Terra che le rappresent˜ in nome dellĠUniversitˆ che fin dallĠanno 1690, in tempo di contagio, tutto il popolo aveva desiderato avere un convento degli Scalzi. La pregava di interporsi per avere questa grazia. La Contessa in vedere che ai suoi voti sĠaccoppiavano I desideri dellĠUniversitˆ, ne scrisse al Padre Provinciale,  conforme giˆ si  detto, e nĠottenne il consenso del DefinitorioÓ.  La richiesta fu perfezionata presso la Sagra Congregazione.  Lo stesso Don Michel Angiolo Massari,  Vicario Generale di Castellana diede favorevole approvazione alla costruzione del convento.  Riporto alcuni dati della Scheda di Notar Francesco Paolo Longo (anno 1714). conservata nellĠArchivio di Stato di Bari Nel giorno 8 di aprile 1714, comparsi davanti a noi il M.R.P.Gregorio di san Giuseppe, dellĠordine di S.Pietro dĠAlcantara, e il R.  Padre Gioacchino di Santa Maria, Presidente, e il magnifico Dottore Giovanni Fanelli Sindaco e con lui il magnifico Dottore utriusque iuris Vito Antonio Mastromattei, e con loro si parl˜ in lingua volgare,  per la chiarezza dellĠesposizione dei fatti,  come lĠanni passati fu risoluto in pubblico parlamento che si dovesse fundare un monistero dellĠordine dei padri di S.Pietro dĠAlcantara nella chiesa di S.Maria della Vetrana fuor le mura di questa Terra acci˜ con maggior decoro fusse servita detta Beatissima Vergine ed acci˜ detti Reverendi Padri assistessero ai moribondi, a sentire la confessione dei fedeli, ad esercitare altre opere pie ed atti di caritˆ che sono proprii di detti Reverendi Padri Alcantarini, e che per tale effetto se ne desse supplica in Sagra Congregatione per ottenere la licenza per la fondazione di detto nuovo monistero, e che per la pietanza e vitto se lĠassignasse docati settantadue lĠanno principiando a pagarsi dal primo del presente mese di aprile, da pigliarsi dallĠeffetto di detta Magnifica Universitˆ, ed impetrarsi il Regio Assenso, conforme il tutto da conclusione appare (come dissero); ed essendosi havuto discorso in detta Sagra Congregatione, giˆ per la Iddio gratia si  ottenuta la licenza per detta fundatione, in virt della quale stante il consenso dellĠEccellentissimo Signore Conte di Conversano, giˆ detti Reverendi Padri hanno preso il possesso in detta chiesa e volendo sopra di ci˜ stipulare le dovute cautele debbiano essi Magnifici Sindaco e Dr. Mastromattei riservarsi in beneficio didetta Magnifica Universitˆ la foggia dellĠacqua sistente, fuor la chiesa di detta Beatissima Vergine per beneficio del pubblico, in forma solenne giurarono alla presenza di Donato Antonio Mastromatteo Regio Iudice ad contractus, me Francisco Paolo Longo de Castellana cive, publico, et Rev. D. Ioanne Francisco Taccone, Andrea Masi et magistro Nicolao Guglielmo testibus dictae Terrae litteratis et ad haec omnia specialiter vocatis.

 Per la storia si deve annotare una certa opposizione da parte dei Frati Francescani Regolari presenti nel convento di Turi, perchŽ la nuova presenza a Castellana avrebbe potuto sottrarre parte delle elemosine nel territorio. La controversia fu risolta con lĠintervento del cardinale Fr. Tommaso Maria Ferrari, domenicano, che, dopo alcuni mesi di controversie, con un decreto del 15 settembre 1713, dava la possibilitˆ ai frati Alcantarini di cercar elemosine nel territorio, ma non oltre le quattro miglia da Castellana, e nemmeno nei luoghi ove cĠerano giˆ altri conventi di frati Cappuccini o di frati Riformati. Il nuovo Definitorio del frati Alcantarini non nascose alla Contessa il dispiacere per questa soluzione, che non avrebbe permesso vita facile alla nuova Comunitˆ. La Contessa promise lĠintervento di suo fratello il cardinale Francesco Acquaviva di Aragona per far abolire questo decreto. Cos“ il Definitorio diede facoltˆ al Commissario dei conventi della Terra dĠOtranto, Padre Gregorio di San Giuseppe, di prendere possesso del luogo in nome della Provincia nel giorno stabilito: 14 marzo 1714.

Ma una grande sciagura funest˜ la casa Acquaviva: la stessa Contessa, vittima di un incidente, moriva il 9 febbraio. Il suo figlio Conte Giulio Antonio, dodicesimo conte di Conversano, nonostante il grande dolore per la perdita di una madre cos“ affettuosa, proprio per onorare la sua memoria, mantenne i suoi impegni, coadiuvato dalla giovane moglie Contessa D. Maria Spinelli, che mostrava non minore zelo della Suocera.

Costruzione e consegna del Convento

Processionalmente si incamminarono dalla Chiesa Madre di Castellana i frati Alcantarini della nuova comunitˆ, accompagnati dai frati Minimi di San Francesco di Paola, dai Frati Conventuali del convento SS. Annunziata e da tutto il Capitolo.

Sul sagrato della chiesa attendevano il Vicario Generale D. Michel Angiolo Massari, il Conte Anton Giulio con la Contessa Maria, il Sindaco Giovanni Fanelli con altre Autoritˆ e un immenso popolo. Fu benedetta una Croce che poi venne piantata, in ricordo, nel luogo prescelto per la costruzione del convento.

Ne prese ufficialmente possesso, in nome della Provincia dei Frati Minori ÒAlcantariniÓ, Francescani della Riforma operata da S.Pietro dĠAlcantara, il Padre Gregorio di San Giuseppe, affidando lĠufficio di Presidente al Padre Gioacchino di Santa Maria. LĠUniversitˆ promise di contribuire alla fabbrica con cento ducati annui.

LĠIcona sullĠaltare

Nel frattempo i Frati non avevano altra possibilitˆ di alloggio che due vani cui si accedeva dal presbiterio, a fianco dellĠaltare maggiore, dai quali si accedeva a due altre stanzette soprastanti tramite scale ricavate entro le larghe mura della chiesa, ora non pi agibili, perchŽ nel 1967 proprio in quelle mura furono ricavate due ingressi: per la sagrestia e per la cappellina.

In questo tempo lĠimmagine della Madonna era ancora nel mezzo della Chiesa sul muricciolo della primitiva chiesetta del secolo XIV. Il P. Gioacchino volle che fosse collocata sullĠaltare maggiore (caratteristico esempio di tardo barocco), pensando che in questo modo ci sarebbe stata pi venerazione alla Madonna. LĠoperazione viene descritta brillantemente da fra Casimiro: ÒUn Ingegniere si obblig˜ di trasportarla illesa.

Stabil“ di ricoprire tutta la pietra e lĠImmagine con legni ben forti ed inchiodati, che la racchiudessero come in una cassa.

Indi farla sollevare pian piano da funi sostenute da alcune girelle, e cos“ sospesa condurla soavemente da mezzo alla chiesa fino allĠAltar Maggiore. Fu approvato il disegno. Fu posto in opera e riusc“ felicemente. Appena per˜ fu collocata lĠImmagine nellĠAltar Maggiore ed ivi rassodata, cadde la fune della girella maggiore, e si conobbe che la detta girella era rotta. Ognuno si ammir˜ come la girella rotta non avesse potuto sostener la sola fune senza peso, e lĠavesse sostenuta mentre era aggravata dal peso smisurato della pietra, e legni inchiodati.

DovŽ attribuirsi a solo prodigio della Santissima Vergine, quale non permise che fosse precipitata la sua Immagine e si fosse infranta a pezzettiÓ. Nel luogo ove sorgeva lĠedicola, tolto il muricciolo della primitiva chiesetta, fu posta a ricordo una lapide in marmo bianco con la scritta in latino: Virginis effigiem quam cernis in ara locatam hic in aedicula iam coluere pii (lĠimmagine della Vergine che ora vedi collocata sullĠaltare lĠhanno qui da tempo venerata i fedeli).

EĠ in progetto la ricollocazione della scritta nel posto originario. Frattanto non rimanevache pensare al convento. Su un progetto approvato dal definitorio, si aggiunsero al corpo della chiesa, a ridosso del presbiterio, i vani della sacrestia e, al di sopra,  piano superiore, la prima abitazione dei frati. In seguito si continu˜ il disegno completo con la costruzione del chiostro e nuove cellette al piano superiore,  con le pietre ricavate dallo scavo, che poi divent˜ la cisterna, abbellita da un bellissimo pozzale, che fa ancora mostra di sŽ.  Il giardino sembrava ancora molto angusto, per cui il Procuratore del convento Dott Nicol˜ Maria De Marinis in due momenti (il 2 maggio e lĠ8 agosto) compr˜ altri due pezzi di terreno da Vitantonio Di Bello e da Giuseppe Alfarano e ne fece strumento per mano del notaio Francesco Paolo Longo di Castellana. Il giardino risult˜ molto comodo e spazioso.

Intanto pesava il decreto della restrizione della questua per i frati che fecero ricorso alla bontˆ della Contessa Spinelli, che si impegn˜con ogni mezzo, memore della promessa fatta dopo la morte della suocera. Fu inviata supplica alla Sacra Congregazione, e fu interessato lĠArcivescovo di Bari D. Muzio Gaeta dei Duchi di San Nicol˜, che era  Patriarca di Gerusalemme I Cardinali della S. Congregazione, il 25 gennaio 1726, concessero allĠArcivescovo la facoltˆ di concedere la grazia; e difatti lĠArcivescovo con un decreto del 28 febbraio dello stesso anno tolse ogni ostacolo che impediva la raccolta delle elemosine e che nel frattempo impediva lĠaumento del numero dei frati per far dichiarare guardiania il nuovo convento. Infatti, nel Capitolo del 3 maggio 1726, celebrato nel convento di S. Pietro dĠAlcantara in Portici, il convento di S. Maria della Vetrana veniva dichiarato Guardian“a, e il suo primo Guardiano venne eletto nella persona di Padre Domenico Maria di SantĠAnna. Per la storia, furono Guardian“e anche i conventi di Foggia e Castelnuovo. Fra Casimiro di S. Maria Maddalena, giˆ Provinciale, e allora Custode di questa Provincia dei Minori Osservanti Scalzi di San Pietro dĠAlcantara (detti Alcantarini) nel Regno di Napoli, scriveva queste notizie nel primo Tomo della CRONICA, edito in Napoli per lĠeditore Stefano Abate nel 1729. Nella sua ÒCronica della Francescana Scalza Provincia di S. Pasquale in Terra dĠOtrantoÓ Fra Giovanni Giuseppe di Maria Addolorata riferisce che il convento di Castellana, come tutti gli altri nel Settecento, rigurgitava di frati , tanto che il Re Ferdinando di Borbone con un decreto (25 settembre 1780) mise un freno proibendo di accettare novizi per dieci anni.

Cos“, per la prima volta nella storia, si tent˜ a Castellana, unitamente al convento di Squinzano, lĠesperienza di un educandato, che poi (dagli anni Ô40 ai Ô70 del secolo scorso) si chiam˜ Collegio Serafico. Ma lĠesperienza non dur˜ molto per gli scarsi risultati, per cui gli aspiranti venivano mandati subito al noviziato.

Date importanti

Il piccolo Campanile  datato 1774. Sul suo frontale  scritto in latino:ÓIN PETRA EXALTAVIT MEÓ. Anche il portone del convento ha, nellĠinterno, la data 1774.

La cupola della Chiesa  ricoperta da maioliche di Capodimonte di Napoli. Infatti i frati Alcantarini (oggi detti semplicemente ÒFRATI MINORIÓ) avevano il loro Superiore in Napoli, e per via del loro Riformatore S. Pietro dĠAlcantara, Spagnolo, erano molto legati al Regno di Napoli,ove in gran parte sorsero Conventi di Alcantarini (Foggia, Castelnuovo, Capurso, Taranto, Castellana). In sagrestia  murato un pannello datato 1750, pure di maioliche napoletane che incorniciano il LAVABO-

EĠ conservata pure una ÒfusinaÓ per la conservazione dellĠolio che porta la data 1852.

UnĠaltra data  riportata sul frontale dellĠarco di entrata allĠatrio sud-est del convento: 1854.  Nel convento si conserva ancora un ricordo che Ferdinando I, re delle due Sicilie, diede ai conventi dei frati Alcantarini: un orologio a pendolo con festosi rintocchi di campanelli.

Purtroppo la storia registra una infausta e ingiusta decisione del Governo del Re Vittorio Emanuele II di sopprimere tutti gli Ordini Religiosi e di incamerarne i beni con il famoso regio decreto firmato a Firenze da Eugenio di Savoia in data 7 luglio 1866. Tutti i Religiosi letteralmente cacciati dai loro conventi, i fabbricati e gli annessi furono concessi ai Comuni, mentre libri, manoscritti, documenti e oggetti dĠarte furono devolution a biblioteche e musei provinciali. Per miracolo si sono salvati la maggior parte dei libri di Castellana (circa duemila) del primo nucleo storico del tempo di fra Casimiro.

LĠatto di soppressione degli Ordini Religiosi in Italia da parte del Governo svuot˜ tutti i Conventi e quindi anche quello di Castellana che sub“ varie vicende non sempre liete. Il convento di Castellana non aveva subito la soppressione di Ferdinando IV (1 settembre 1788) e nemmeno la feroce soppressione murattiana che, per il movimento antireligioso suscitato dalla Rivoluzione francese, suscit˜ una ondata demolitrice con le truppe francesi che saccheggiarono conventi e chiese, distruggendo archivi e vasi sacri, soprattutto nella nostra provincia di SantĠAngelo.

Non  sfuggito purtroppo alla soppressione del 1866: particolarmente commovente  la descrizione della uscita dei frati dal convento nella lettera del Sindaco Gabrieli al prefetto di Bari del 20 dicembre 1866, (conservata nellĠArchivio di Bari alla voce Monasteri soppressi, fascio 4, fascicolo 36) che riportiamo per la conoscenza della storia:

ÇIn data 20 dicembre dello stesso anno, il sindaco Gabrieli Emilio scriveva al prefetto di Bari: ÇNella giornata di ieri 19 del corrente si condusse in questo Municipio lĠagente demaniale residente in Putignano per lo sgombro di questi frati Alcantarini dal convento, e pel relativo possesso nellĠinteresse del demanio.  Io avevo preso le misure preventive, perch da nessun smotimento fusse turbato lĠordine. In effetti lĠoperazione fu compiuta colla massima tranquillitˆ; e non intervenne altro che un piangere dirotto, ma mansueto di gran parte della popolazione, la quale  attaccata per tradizione secolare al Santuario della Madonna della Vetrana, dovĠ il convento dei frati. Credetti impresa indispensabile di prudenza di non far uscire in frotta tutti i frati, ma ho disposto perch alla spicciolata ed in giorni successivi ne sortissero inavvertitamente.  Ad ogni modo per˜ non ho voluto avventurare il paese ad un disordine immancabile, se avessi chiusa la chiesa della Madonna. Epper˜ ho commesso ai due pi venerabili padri dellĠOrdine, la cui vita regolare ed il religioso rispetto alle leggi mi sono una buona garentia di ogni loro fatto, di continuare lĠufficio religioso nella chiesa, infino a che governativamente non venisse disposto circa il mantenimento del culto in detta chiesa. E qui colgo lĠoccasione novellamente di dichiarare a V.S. la indeclinabile necessitˆ di conservarsi al culto la chiesa anzidetta, come quella a cui trae questa popolazione in meglio che di due terzi pei suoi bisogni spirituali, ed anche perch  inesprimibile la estensione del sentimento religioso che tutti questi cittadini hanno per un tale santuario. EĠ poi prudente ed utile cosa che gli addetti al culto della chiesa sorgano dagli stessi frati che vanno sgomberando dal monistero, questa pratica renderebbe come inavvertita la soppressione, e farebbe gli animi pi tranquilli. Richiesto altra volta da V.S., io lĠadditava come preferibili a tutti nellĠufficio di mantenere il culto in quella chiesa i due bravi soggetti, che oggi lo tengono provvisoriamente, vuol dire lĠattuale guardiano fr. Isacco da Castellana e lĠex definitore fr. Dionisio. In entrambi concorrono una onestˆ di vita mai sempre mantenuta, studi sufficienti, carattere pacifico e devozione alle leggi. Prego V.S. che si benigni di dichiararmi colla sollecitudine che  chiesta dalla cosa, se la pratica da me tenuta meriti la sua approvazione, o se in quella vece, ciocchŽ non spero, non abbia a regolarmi altrimenti. Il Sindaco GabrieliÈ Il Prefetto di Bari, certamente molto compiaciuto, in data 24 dicembre 1866, rispondeva: ÇIl sottoscritto approva pienamente le misure prese dal Sig. Sindaco nella circostanza dellĠevacuazione di codesto monastero degli Alcantarini per parte di quei religiosi, e lĠassicura che sono stati proposti gli stessi frati Isacco e Dionisio da Castellana per lĠufficiatura di quella chiesa. Intanto, con deliberazione del 22 febbraio 1867, il Comune chiedeva la cessione del convento e del giardino. Cosa che ottenne nel 1868. Il convento fu adibito ad asilo di mendicitˆ.  Al convento della Vetrana rimase come custode e rettore della chiesa P. Isacco di S.Maria della Vetrana, al secolo Giuseppe Guarnieri (*1820- 1881).

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