LA STORIA

La Chiesa e il convento
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Quinta parte (1967– 1968)

Per una migliore comprensione degli eventi, che sono molto importanti per la storia del convento, bene tener presente quanto detto nel numero precedente: il mese di febbraio 1967 segna la chiusura della chiesa per i restauri radicali: il Padre Guardiano, Padre Pacifico Stragapede, inoltra una richiesta di sopralluogo alla Sovrintendenza ai Monumenti di Bari per avere indicazioni valide ad eseguire i lavori nel rispetto sia delle opere artistiche sia delle norme liturgiche. Sar il Prof. dott. Michele D'Elia unitamente all'Arch. Ing. Davide Pakanowski a darci validi suggerimenti nella direzione dei lavori. Il procedimento di tutte le opere sono state descritte minuziosamente da Padre Amedeo Gravina, cronista del convento, e vengono riportate fedelmente qui di seguito. Nel frattempo, ottobre 1967, inizio del nuovo anno scolastico veniva eletta la nuova Comunit: Padre Alberto Ruta, Guardiano; Padre Amedeo Gravina, Vicario e Rettore del Collegio, Cronista; Padre Pio D'Andola, Maestro di disciplina ed Economo; Padre Felice (Giovanni) Lauriola, Padre Spirituale e Confessore Ordinario dei Fratini; Fra Egidio Catalano, Laico Professo.

Primi lavori
Ed ecco i suggerimenti del Prof. D'Elia e dell'Arch. Pakanowski: semplificazione del Presbiterio, eliminando tutti gli elementi sopraggiunti nel tempo e che frastornavano l'attenzione dell'affresco della Madonna, che rappresenta il centro religioso ed artistico della chiesa. Le colonne tortili erano fiancheggiate da due nicchie posticce contenenti le statue di San Francesco e Santa Elisabetta, e sormontate da due finestre con grate aggettanti. Nell'abside si apriva una grande finestra, attraverso la quale il sole infastidiva gli occhi dei fedeli. Le pareti laterali erano occupate da due grandi tele incorniciate da stucchi e danneggiate da gravi buchi e strappi irreparabili. L'altare marmoreo, costruito nel 1913, e la balaustra, anch'essa di marmo e risalente al 1914, erano di cattivo gusto e in stridente contrasto con lo stile della chiesa. Dopo un celere inizio, i lavori subiscono un rallentamento fino a fermarsi completamente, a causa della impalcatura dei tubolari che era servita per le riparazioni all'interno della cupola e che fu smantellata dopo diversi mesi. Dall'inizio del gennaio 1968 i lavori riprendono il ritmo dovuto.

Riduzione numerica e rifacimento di altari laterali
L'altare della Vergine di Lourdes e l'altro di rimpetto, dedicato al Crocifisso, entrambi di data molto recente, sono stati soppressi, allo scopo di installare nelle rispettive cappelle due confessionali nuovi. I tre vecchi confessionali erano collocati in posizione eccentrica e scomoda, ai lati degli altari di San Pasquale e San Pietro d'Alcantara. La cappella, seconda a sinistra entrando in chiesa, che nel 1947 era stata incautamente ampliata indietreggiando l'abside, stata riportata all'ampiezza primitiva. L'altare della terza cappella, entrando a sinistra, intitolato alla Madonna Assunta, raffigurata in una tela (che ora si conserva nella sacrestia), e quello di rimpetto, intitolato a S. Antonio, ambedue costruiti in calce e intonaco, sono stati sostituiti entrambi da nuovi in pietra.

Transetto.
Sulla parete destra, prima degli anni 20, era stata aperta una nicchia per accogliere la statua processionale della Madonna: questa operazione aveva definitivamente chiusa la primitiva scaletta che nell'interno del muro conduceva alla camera del primo superiore, che fu il primo alloggio del cappellano del tempio appena costruito. Su una piccola lapide marmorea figurava il nome di Giuseppe Caruso per un restauro nel 1919. Gli architetti hanno suggerito di chiudere la nicchia per aprire una porta di ingresso alla sacrestia, motivando la trasformazione dalla necessit di eliminare l'inconveniente del passaggio dei fedeli attraverso il presbiterio per raggiungere la sacrestia, e inoltre dalla esigenza di accentrare il culto sull'Immagine offuscata, e di correggere l'assurdo liturgico, che accettava in chiesa la presenza di ben quattro centri mariani: altare della vergine di Lourdes, altare della madonna Assunta, altare maggiore sormontato dal sacro Affresco e la nicchia con la statua, che polarizzava tutta la devozione popolare. stato demolito il pulpito in legno, attaccato al primo pilastro a sinistra, entrando in chiesa, perch non avbeva alcun valore, n artistico, n storico, n funzionale. I quattro pilastri e gli arconi che sorreggono la cupola sono stati restituiti alla nudit originale e liberati dagli stucchi. Il monumentale altare di San Paquale stato sottoposto ad una lunga e costosa fatica di raschiamento dei tre colori sovrapposti e la sua pietra bianca e tenera trattata con un metodo particolare, perch acquisti una patina di antichit. I due finestroni laterali, che avevano armature rugginose a molti riquadri, sono stati sostituiti con lastre monolitiche di cristallo.

Navata e cappelle
stata murata una finestra che s'affacciava da una stanza cieca , al disopra della cappella di S. Antonio. Le finestre luminose, aperte sulla navata, sono state chiuse con cristallo monolitico e con telaio a battente unico, dopo essere state riportate a misura uguale e liberate dai panneggi a stucco che le fiancheggiavano. Gli stucchi della volta sono stati tutti revisionati e quelli pericolanti sostituiti con altri nuovi confezionati a Bari. I colori e l'intonaco sono stati integralmente rifatti dappertutto, sia perch erano in massima parte deteriorati, sia perch la rimozione dei tanti fregi barocchi li aveva inutilizzati. La nicchia di S. Antonio stata ridimensionata nelle sue proporzioni volumetriche. L'altorilievo (in cartapesta leccese) della Vergine di Lourdes, incastonato nella parete di fondo della seconda cappellina a destra di chi entra e il relativo altare marmoreo, entrambi fatti erigere nel 1933 dal Guardiano Padre Ippolito Montesano, in memoria dei caduti della guerra 1915-1918, sono stati rimossi per cedere il posto al confessionale.

Novembre 1967
Da quasi un anno i lavori procedono molto a rilento. Dovendo ora affrontare la mole pi impegnativa, pi cospicua e pi costosa dei lavori, la Comunit ha deciso di invitare a concorrere alle spese enormi previste, tutti i castellanesi residenti in citt e all'estero. Allo scopo di aggiornare e sensibilizzare i fedeli castellanesi sulla necessit dei lavori in corso, stata spedita ad ogni famiglia una busta contenente un esposto-sommario dei restauri preventivati, un opuscoletto con i cenni storici del convento e della chiesa e un'immagine della Madonna della Vetrana. Nello stesso tempo, nei posti pi frequentati della citt sono stati affissi grandi manifesti murali contenenti un pressante appello a voler tutti collaborare al proseguimento dei lavori. L'appello lanciato alla popolazione locale ha fruttato in poco tempo la cifra di Lire 3.280.250, che sono ben poca cosa per portare a termine tutti i lavori intrapresi. Ma il resto stato raggiunto con altre donazioni di benefattori.

Dicembre 1967
Intanto, per le celebrazioni natalizie, il Maestro di disciplina dei Fratini Padre Pio d'Andola, incoraggiato dal Padre Amedeo Gravina, costruisce in una sanzetta del chiostro un originale presepio che riscuote subito enorme ed insolito successo, non solo per l'originalit della progettazione, ma anche per una estrosa scenografia conseguita mediante giochi di luci, specchi e di sottofondi musicali. Al concorso indetto dall'Enel per tutta la provincia di Bari stato giudicato meritevole del diploma di onore e della medaglia d'oro. Viene visitato ininterrottamente sia dai castellanesi, sia da numerose comitive dei paesi viciniori. Dato l'afflusso dei visitatori,   stato lasciato alla loro ammirazione fino al mese di aprile e poi demolito.

Gennaio 1968
Riprendono i lavori di restauro alla chiesa. Viene smantellato il pavimento in marmette cementizie, ormai logore, che Padre Michelangelo Tatone aveva fatto installare nel 1916, assieme ad altri numerosi lavori e restauri, che stato difficile identificare dopo mezzo secolo, Nella rimozione delle macerie di riporto, sono state trovate tracce dell'antico pavimento, al cui livello stato deciso di riportare il nuovo. Sono, inoltre, venuti alla luce i coperc hi in pietra di due cimiteri attigui, scavati nella navata e tra le due cappelle mediane. Il primo, che porta inciso nella superficie di pietra la data del 1791, ha utilizzato una precedente cisterna accertata e citata nel resoconto della Santa Visita fatta nel 1635 dal Vicario D. Cola De Nicol, per incarico del Vescovo di Conversano; il secondo, che fa angolo col secondo pilastro a sinistra di chi entra in chiesa, un ossario nel quale venivano trasferiti i resti dell'attiguo cimitero, allorch erano rimossi da una delle nove nicchiette scavate verticalmente nel muro. stata anche rimossa la lastra marmorea incastrata nel pavimento tra i primi due pilastri che sorreggono la cupola. Essa porta inciso il distico che ricorda l'antica ubicazione dell'affresco della Madonna, nella chiesa precedente al 1691:Virginis effigiem quam cernis in ara locatam   hic in aedicula iam coluere pii. La lapide, per non farla andare distrutta, stata provvisoriamente murata nel fornice tra le cappelle del Crocifisso e di San Pietro. Nell'aprile di questo anno 2005 stata rimessa allo stesso posto, nel pavimento un'altra lastra dello stesso materiale del pavimento (basaltina di Bagnoregio), con il distico originario in lingua latina. stato gettato il massetto in calcestruzzo per il nuovo pavimento, il cui livello definitivo sar studiato in rapporto alla sistemazione del presbiterio.

Febbraio 1968
Gli stipiti in pietra, ai quali era fissata con perni di ferro la porta d'ingresso nella chiesa, sono stati rimossi, perch tutti sbrecciati per via della ruggine e rimpiazzati dai nuovi, uguali, ma indietreggiati di un centimetro per mettere in risalto i pilastrini che reggono il portale. venuto da Roma l'Arch. Ing. Davide Pacanowski per studiare e risolvere in loco i problemi estetici e funzionali circa la sistemazione del presbiterio. Dopo l'analisi delle varie possibilit. l'Architetto ha accolto e approvato il progetto approvato dalla Comunit e stilato dal P. Pio d'Andola. Dietro nostro invito venuto da Bari il Prof. Michele D'Elia della Soprintendenza ai Monumenti, il quale ha consigliato di continuare a dipingere tutta la chiesa con i due colori del grigio e dell'avorio chiari, prescritti dall'Architetto e impiegati per la cupola e le volte della navata e delle cappelle. Nella cappella della Madonna e in quelle di S. Antonio e del Crocifisso vengono installati, con enorme fatica, i nuovi altari, composti ognuno, secondo il disegno dell'Architetto, da due blocchi monolitici in pietra di Carovigno e lavorati dallo scalpellino Corbascio per la Ditta Rubino. La camera antistante la sagrestia, ove confluiscono gli accessi dalla chiesa, dal chiostro e dalla scala del convento, stata pavimentata con perlato di Sicilia. Vi stato sistemato il quadro dei comandi elettrici per la nuova illuminazione della chiesa e rifatto tutto l'intonaco.

Marzo 1968
Con lodevole alacrit i fratelli Ciccio e Antonio Sabato hanno eseguita la pavimentazione con lastroni 40x40 di basaltina, proveniente dalle cave di Viterbo e costata lire 6.000 il mq allo stato grezzo. A lavori ultimati, l'intero pavimento, compresi i gradini anch'essi in basaltina, costato lire 3.900.000. La lucidatura stata eseguita dalla ditta Vito Monopoli di Conversano; i gradini adibiti ai rialzi degli altari e del presbiterio sono stati tagliati e levigati dalla ditta Morea di Putignano. Viene impiantato l'altare maggiore, che copia fedele dell'altro esistente a Lecce; la riproduzione stata eseguita dallo scalpellino castellanese Angelo Corbascio fu Nicola. I lavori di pitturazione sono stati eseguiti dall'operaio Vito Mastrosimini e suoi dipendenti. Il Mastro Michele Volpe per un intero anno ha eseguito tutti i lavori di intonaco, di muratura, di restauro degli stucchi danneggiati, di raschiatura   delle colonne e dei pilastri. La volta della cappella di S. Antonio stata completamente rinnovata nell'intonaco e negli stucchi, fabbricati a somilianza di quelli che coprono la cappella del Crocifisso.

Aprile 1968
La cappella che fu dell'Assunta, antica Titolare della chiesa, stata dedicata al culto del Crocifisso, del quale stata rinnovata la croce lignea. Dietro benevola concessione dei fratelli De Bellis, il Cinema Milleluci ha proiettato per alcuni giorni la pellicola E venne un uomo, alla cui visione hanno partecipato tutte le scuole della citt. Defalcate le spese per il noleggio della pellicola e altri diritti, il ricavato a beneficio della chiesa stato di lire 165.000. Sono state piazzate le due monumentali acquasantiere copia dell'originale di una chiesa barocca di Lecce; lavori eseguiti dalla ditta Rubino per opera di Angelo Corbascio.   Quelle precedenti, che portavano la data del 1927, erano in rame e, mediante un supporto di marmo, affisse ai pilastri, come si rileva dalla foto a pag. 19. I lavori di falegnameria, le due porte laterali all'altare maggiore e la porta che immette dalla chiesa in sagrestia, i due confessionali installati nelle cappelle attigue agli altari del Crocifisso e di S. Antonio, sono stati magistralmete eseguiti dal Mastro Vito Laera, il quale per le porte si ispirato a modelli del 700 gi esistenti in convento e per i confessionali agli analoghi esistenti nel Santuario di San Matteo in San Marco in Lamis.L'esecuzione del tamburo all'ingresso della chiesa, del quale stato approntato e approvato dall'architetto il modellino, prevista per il mese di agosto. Negli angoli interni dei due pilastri del presbiterio, dopo lunghi e pazienti esperimenti effettuati da P. Pio d'Andola, sono stati fissati due proiettori che illuminano con un rettangolo suggestivo di luce il solo affresco della Madonna e lo ravvivano con un dosaggio calcolato di luminosit da farlo sembrare una vetrata istoriata.

Solenne inaugurazione
Il giorno 25 aprile 1968, dopo due anni di restauri, la chiesa riapre con una suggestiva cerimonia, durante la quale stato consacrato il nuovo altare, officiata dal Vescovo Mons. Antonio D'Erchia, presenti il sindaco Maria Miccolis e l'Avv. Nicola Rotolo, il Preside Vito Sante Longo, l'Avv. Mario De Bellis, il Presidente della Pro Loco Nicola Lorizio, il Presidente Feste Patrie Giuseppe Bianco e le Autorit militari, e tanti confratelli dei vari conventi della Provincia francescana. Concelebranti con il Vescovo: il Provinciale P. Angelo Marracino, l'Arciprete Don Vincenzo Vitti, il Guardiano P. Alberto Ruta, P. Costantino Nacci, P. Pietro Carfagna, P. Ludovico Pesola. Il servizio corale e liturgico viene prestato dai chierici francescani dello studentato teologico di Manfredonia. Padre Leonardo Di Pinto, laureando in Sacra Liturgia, ha illustrato all'assemblea le varie fasi del sacro rito. Dopo la presentazione dei lavori da parte del Guardiano P. Alberto Ruta, il Presule ha pronunziato al Vangelo nobili parole di circostanza. A rito ultimato, tutti i partecipanti sono stati invitati a servirsi fraternamente di un buffet allestito nella grande aula del collegio adibita a studio dei fratini. Il giornalista Don Nicolino De Bellis ha inviato a La Gazzetta del Mezzogiorno un servizio che stato pubblicato il 24 maggio 1968. Una copia del servizio conservata nel libro della cronaca del convento.

Luglio 1968
Il Mastro Vito Laera, anticipando di un mese la data prevista, aiutato dai suoi figli Sabatino, Venanzio e Ubaldo, ha impiantato il nuovo monumentale tamburo in rovere, artisticamente lavorato con intagli di figure geometriche. Il progetto, elaborato dallo stesso Laera, era gi stato approvato dall'Architetto Pakanowski, che aveva suggerito al falegname di ispirarsi per il disegno alla vecchia ed artistica porta che dal convento immette nella scala per la sagrestia. La statua della Madonna, perennemente esposta in chiesa, viene finalmente collocata nella cappella apposita. La nuova sistemazione non ha incontrato subito il gradimento di tutti i castellanesi. A questo punto necessario fare alcune riflessioni sul commento che ne fa   A.M.T. sul volume di Vito L'Abbate La peste in Terra di Bari, Schena Editore, 1992, alla scheda n.6 di pag. 350. Chiamando in causa l'Architetto Pakanowski, che non rumeno come afferma A.M.T. ma polacco, egli dice che il restauro da lui diretto si concretizza nella mutilazione arbitraria dell'altare maggiore, dove vengono asportate le nicchie laterali, eliminati la balaustra e il palliotto marmoreo originale e tompagnato il finestrone mistilineo superiore, Inoltre gli altari del presbiterio sono evidenziati rispetto alla navata centrale con una sovraelevazione dell'invaso alquanto discutibile, mentre tutto l'interno viene spogliato dell'arredo settecentesco, gli altari laterali, il pergamo, gli affreschi nelle vele della cupola scompaiono e la pavimentazione viene completamente sostituita con pietra serena alla toscana. Dispiace contraddire l'autore dell'articolo: nessuna mutilazione dell'altare maggiore: esso stato semplicemente rimosso perch non originale e non in stile con tutto il complesso architettonico. Difatti nell'anno 1913 ritorna Superiore Padre Michelangelo Tatone che vi rimarr fino al marzo 1919: nel 1913 viene demolita la originale mensa dell'altare maggiore, sostituita con un complesso marmoreo a diversi colori. Nel 1914 viene aggiunta una balaustrata, anch'essa in marmo. Tutto questo, nel 1967, durante i lavori di aggiornamento, viene fatto eliminare dalla Soprintendenza di Bari, nella persona del dott. Michele D'Elia, coadiuvato dall'Arch. Davide Pacanowski, perch in contrasto con lo stile unitario del complesso. Certamente l'altare originario doveva essere in stile con il complesso che incorona l'icona originale e saggiamente riprodotto con uno barocco copia di un altro di una chiesa leccese. Non si capisce bene poi quali siano gli altari del presbiterio, se nel presbiterio di altare ce n' uno solo. Forse l'autore potrebbe riferirsi agli altari laterali, di San Pietro d'Alcantara e di San Pasquale. Ma questi non sono stati toccati n c' stata una sovraelevazione dell'invaso, che pur avendo una nuova pavimentazione rimasto allo stesso livello di prima rispetto alla navata centrale. Intanto anche il livello del presbiterio rimasto quello di prima, in linea con quello della sagrestia. Non discutiamo del pergamo che gli Architetti hanno deciso di far demolire, perch considerato non originale   e attaccato in maniera posticcia al pilastro. Il presunto arredo settecentesco! Il 16 maggio 1916 inaugurata la nuova pavimentazione della chiesa con mattonelle in graniglia di cemento colorato per la spesa di lire 6.530,30. Nel 1944, ad opera di P. Salvatore Angiuli stata sistemata la nuova statua di S. Antonio, in cartapesta leccese nella cappellina attuale, con risistemazione dell'altarino. Ed lo stesso Padre Salvatore che mette mano anche a lavori nella chiesa facendo demolire il muretto esterno della seconda cappella a sinistra per allargarla, a guisa di quella che ora ospita il tabernacolo, ma rimane per qualche anno senza copertura; e vi ricostruisce l'altarino, dedicando la cappella al Crocifisso. Un altro altare demolito quello della Madonna di Lourdes, costruito tra il 1947 e il 1948, per consentire ai giovani chiamati alle armi di sostare presso la immagine della Madonna prima della partenza. L'immagine della Madonna, opera del cartapestaio leccese Carmelo Bruno, si conserva in sagrestia e porta la data del 1948. Gli affreschi nelle vele erano invece dei disegni fatti con carboncini, tanto che il Prof. D'Elia chiese a me personalmente di provare ad usare una spazzola per panni: me le fece cancellare completamente tutte. Con la spazzola!

                                    Pio d'Andola

 

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