LA STORIA
La Chiesa e il convento
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Sesta parte (1968– 1969)
LUGLIO 1968
La statua della Madonna, prima esposta in una nicchia in chiesa, viene finalmente collocata nella cappellina ricavata con unĠardita apertura in un vano deposito della sacrestia. Ma, come stato gi detto nel numero precedente dal crosnista del tempo Padre Amdedeo Gravina, la nuova sistemazione non ha incontrato subito il gradimento di tutti i castellanesi.
AGOSTO 1968
Il Provinciale M.R.P. Angelo Marracino comunica a Padre Amedeo Gravina, Rettore del Collegio Serafico, lĠimminente visita nella nostra Provincia del Padre Generale Rev.mo Padre Costantino Koser e consiglia di rendere pi efficiente lĠaula del refettorio ove accogliere lĠillustre ospite dopo il passaggio in alcuni conventi della provincia di Bari.
LĠaula in questione si presentava invero come un androne malformato, ricavato con trasformazioni molto sommarie da vecchie stalle conventuali.
I lavori durano un mese intero. Il pavimento che copriva una massicciata in ciotoli, stato smantellato e abbassato di circa trenta centimetri, per livellarlo con quello dellĠingresso.
Tutto il materiale di riporto stato gettato in una vasta cisterna vuota, scoperta sotto lo stesso pavimento, attraverso una visibile botola in pietra.. Padre Amedeo annota che il lavoro materiale stato compiuto tutto dai Fratini, mentre il nuovo pavimento in grs di Casalgrande stato installato dai fratelli Maestri Ciccio e Antonio Sabato. Le mura, raddrizzate nei limiti del possibile, sono state rivestite di ceramica fino allĠaltezza di m.1.70. La parete di fondo, in pietra, stata messa a nudo e nel mezzo di essa stato fissato un bellissimo e originale crocifisso, portato personalmente dallĠautore faentino, il compianto Angelo Biancini. Il refettorio messo in comunicazione con un locale attiguo, pure esso un tempo adibito a stalla, ma rinnovato radicalmente e pavimentato con basole di pietra. Padre Amedeo annota pure la spesa che ammonterebbe a Lire 800 mila, di cui 300 mila regalate dal Padre Provinciale Angelo Marracino.
SETTEMBRE 1968
Il giorno 30 giunge il Rev.mo Padre Generale P. Costantino Koser, accompagnato dal Segretario Generale e da personale laico. Arriva alle ore 12.00 proveniente dal convento di San Matteo in San Marco in Lamis. Ha visitato subito le Grotte, accompagnato dal Prof. Franco Anelli e salutato dal Sindaco di Castellana On. Prof. Maria Miccolis; subito dopo raggiunge il nostro convento, ove accolto da: la nostra Comunit, il nostro Padre Provinciale P. Angelo Marracino, il Padre provinciale di Lecce con il suo Vicario, dai fratini del Collegio di Castellana e Capurso, da rappresentanza del TerzĠOrdine e dellĠAzione Cattolica.
Al pranzo tenutosi nel nuovo refettorio hanno preso parte oltre quaranta religiosi della Provincia Religiosa.
Nella foto si nota (da sinistra) il Padre Provinciale di Lecce, Il Rev.mo Padre Generale, il Provinciale Padre Marracino, lĠArciprete don Vincenzo Vitti, Padre Paolino Castrillo e Padre Alberto Ruta, Guardiano del Convento, che legge un indirizzo di saluto.
Nel pomeriggio il Padre Generale incontra i fratini nellĠAula Magna del Collegio e ascolta lĠindirizzo di saluto letto dal fratino Pietro Carfagna; poi rivolge loro un accorato discorso, mentre imperversa fuori un furioso temporale. Intanto Il Rettore Padre Amedeo si affretta a ringraziare il Padre Generale, non solo per la gradita visita, ma anche per lĠofferta ricevuta precedentemente dal Padre Segretario di L. 250 mila.
Subito dopo, assistito da dieci sacerdoti, ha concelebrato la Santa Messa, durante la quale ha rivolto una allocuzione ai convegnisti del TerzĠOrdine.
Il Convegno dei terziari si svolto nel salone del chiostro sotto la presidenza di Padre Paolino Castrillo, Commissario Provinciale. Le associazioni giovanili si sono riunite nellĠAula Magna del Collegio, sotto la presidenza di Padre Mariano De Cata Vice Commissario provinciale. Al termine delle celebrazioni intervenuto il Commissario Generale del TOF Padre Carlo Travaglino, che ha concluso il Convegno.
OTTOBRE 1968
AllĠinizio del nuovo anno scolastico, Padre Amedeo annota la presenza di dodici fratini prenovizi. Comunica pure che Padre Felice Lauriola (ora padre Giovanni), dopo aver conseguita la maturit classica, trasferito nel convento di S. Antonio in Bari, per lĠiscrizione e la frequenza dellĠUniversit alla Facolt di Filosofia.
Intanto il corpo docente si arricchisce di altri due numeri: Padre Guglielmo Lauriola, che dimorer in questo convento per un solo anno, in attesa di conseguire il dottorato in teologia e in attesa dellĠordinazione sacerdotale di suo fratello Padre Luigi; Padre Giangiuseppe Matrella che proviene dal convento di San Matteo.
Si lamenta questĠanno lĠavarizia del giardino che non ha prodotto frutti a causa di una forte alluvione preceduta, ad un mese di distanza di tempo, da una rovinosa grandinata.
Viene annotata anche lo zelo del fratello laico FraĠ Egidio Catalano che, instancabile, prepara la festa di san Francesco, organizzando una gara ciclistica cui partecipano concorrenti anche dei paesi viciniori e abbellendo il Largo della chiesa con lo scenario folkloristico di colorate luminarie, richiamando ad abbellire la festa fuochi, banda e bancarelle di voluttuarie.
NOVEMBRE 1968
Padre Amedeo, ancora cronista del convento, mette in rilievo la celebrazione della Festa degli Alberi, per cui si sono riunite davanti al convento tutti gli alunni delle scuole di Castellana. Tutti ricordano il grande olmo che troneggiava unitamente alla cupole della chiesa, ma che viene poi gradatamente distrutto dai molti fulmini che si sono abbattuti su di esso nel corso degli anni. Ebbene, nel posto ove sorgeva questo antico ed annoso olmo, che possiamo ammirare morente in una foto di Guglielmi, viene benedetta e piantata una novella pianta della stessa specie. La benedizione stata impartita dallĠArciprete don Vincenzo Vitti e il Preside Vito Sante Longo, con una dotta conferenza, ha illustrato ai circa duemila alunni la funzione provvidenziale degli alberi nellĠeconomia e nellĠequilibrio della produzione nazionale.
DICEMBRE 1968
Dopo due mesi di intenso lavoro, su progetto di Padre Pio, coadiuvato da P. Giangiuseppe Matrella, viene allestito in un locale del chiostro, prima adibito a deposito e poi a sala da mensa, il nuovo presepio permanente, in commovente gara , dai muratori Antonio e Francesco Sabato, allĠintonacista Michele Volte, al trullaro Papirio ed altri, tutti hanno offerto la loro opera con grande simpatia. Il successo ha superato ogni previsione. Folle di visitatori hanno invaso il chiostro e hanno pazientemente fatto la fila per gustare lĠatmosfera mistica che traspare da una scenografia in cui gli stessi visitatori si sentono partecipi e protagonisti.
Il giornalista Nicola De Bellis, dopo che il presepio ha ricevuto una medasglia dĠoro Enal e un riconoscimento diocesano, ha stilato per il quotidiano barese La Gazzetta del Mezzogiorno queste brevi note: 
ÇA Castellana i Frati Minori del Santuario Madonna della Vetrana, fedeli alla plurisecolare tradizione del francescanesimo, hanno costruito un grandioso ed originale presepio, al quale si accede attraverso il suggestivo porticato del chiostro che richiama sempre pi visitatori. Gli ideatori, ispirandosi alla solenne semplicit del primo presepio realizzato a Greccio da San Francesco, hanno costruito un panorama maestoso, adoperando una tecnica elementare ed essenziale. LĠaltra novit del presepio il simbolismo che anima ed unifica lĠintera composizione. A disposizione del visitatore un piccola guida stampata, che chiarisce il significato simbolico degli elementi fondamentali. Il visitatore viene cos preparato spiritualmente a capire e rivivere il presepio da un cavernone che, nellĠasperit dei rilievi rocciosi, irti di stalattiti,richiama subito alla fantasia la ÒgraveÓ delle famose grotte. Questa caverna, che fa da vestibolo al presepio, ha unĠapertura alla sommit della volta, dalla quale traspare un lembo del cielo stellato. La nota dominante del complesso il trullo, riprodotto in formato grande per il primo piano e in proporzioni microscopiche nella pianura che si perde allĠorizzonteÈ
Un altro importante significato simbolico lĠaver posto il Bambino Ges sulle rovine di un trullo che rappresenta lĠumanit bisognosa di restauro dal nato Salvatore.
GENNAIO 1969
Dopo le vacanze di Natale, i fratini ritornano dalle famiglie, e Padre Amedeo annota con una punta di lamento il loro numero ridotto soltanto a dieci. Si respira forse ancora lĠaria sessantottina, che porter in pochi anni al cambiamento totale delle strutture dei nostri Seminari.
Il resto della cronaca di Padre Amedeo continua nella descrizione della festa di gennaio, con lĠaccensione della tradizionale fanova del convento, che riceve un premio dalla Commissione addetta, e della pioggia insistente che disturba per vari giorni anche il ritorno dellĠimmagine della Madonna al convento.
MARZO 1969
In questo mese viene annotata soltanto una celebrazione di un anniversario che ha richiamato molti castellanesi alla chiesa del convento: una Santa Messa di suffragio per il 33Ħ anniversario della morte di fraĠ Felice Noviello di Bitonto, benemerito del convento e dei castellanesi che, commossi, lo ricordano come lĠunico custode del convento dallĠanno 1928 al 1931, quando fu provvidenzialmente ricostituita la Comunit francescana, in seguito alla restituzione dellĠintero stabile conventuale e dellĠintero orto, soppresso, come noto, dalla tristissima decisione del governo nel 1866. I castellanesi conservano ancora fedele e devoto di ricordo di FraĠ Felice e tramandano di lui unĠabbondante aneddotica, degna di figurare nei Fioretti di san Francesco.
APRILE 1969
Si fa menzione solo di una notizia che riguarda Castellana, trascurando i tradizionali e scontati festeggiamenti in onore della Madonna per la Festa Grande dĠAprile.
Si tratta della morte del frate castellanese fraĠ Leone Di Carlo, nato a Castellana lĠ11 gennaio 1901 e deceduto nel convento santa Maria delle Grazie a Manfredonia, dove stato di Comunit per 32 anni. Per volont e a spese dei familiari, la sua salma stata trasportata a Castellana; e, dopo le esequie, celebrate nella chiesa di san Francesco, stata tumulata nel locale cimitero.