I cristiani dimenticati
I mezzi di comunicazione ci inondano ogni giorno di notizie di attacchi terroristici e rappresaglie, frutto del clima di assurda violenza che ha preso piede in Terra Santa.Perė, se non si conosce la realtą e le cause che la determinano, si rischia di avere una falsa conoscenza dei fatti e di conseguenza farsi condizionare nei giudizi.
Sulla questione medio-orientale, e sulla Terra Santa in particolare, si sono fatti centinaia di incontri, si sono spese miliardi di parole, ma abbiamo constatato che invece di far prevalere la forza del diritto Ź prevalsa il diritto della forza.
Non stiamo a ricordare la storia della occupazione del territorio palestinese da parte del governo israeliano, che cominciė nel 1967. Ma Ź necessario ricordare almeno ciė che succede da oltre trent’anni in quel piccolo spazio.
Innanzitutto all’occupazione Ź succeduta la confisca di strisce di terra per isolare i palestinesi dalla Giordania e rendere cosď impossibile uscire dal territorio israeliano. A questo si aggiunge (contro l’art.49 della Convenzione di Ginevra) una progressiva, inesorabile creazione di insediamenti (finora oltre 200, abitati da circa 500 mila coloni ebrei)), collegati tra loro con strade ad uso esclusivo degli israeliani sempre su terra confiscata (questo in violazione dell’art. 46), che condiziona la vita dei palestinesi constringendoli in uno stato permanente di insicurezza e frammentazione, impedendo ogni sviluppo economico, sociale e politico.
Cosicché, in violazione dell’'articolo 55 della Convenzione dell'Aja, il governo israeliano diviene il proprietario dei territori e delle proprietą dei paese occupato e non dovrebbe utilizzarli per servire gli interessi dei suoi civili. Queste regole si applicano a tutte le risorse naturali dei territorio occupato.
La Risoluzione del Consiglio dď Sicurezza 242 richiede una "pace giusta e durevole". I territori confiscati sui quali sono edificati gli insediamenti furono confiscati illegalmente e in guerra.
La Risoluzione dei Consiglio di Sicurezza 465, che fu adottata all'unanimitą, rende chiaro che la politica di Israele e le pratiche di insediare parti della sua popolazione e nuovi immigranti nei territori occupati costituisce un serio ostacolo al raggiungimento di una pace globale, giusta e durevole nel Medio Oriente. Il Consiglio di Sicurezza richiama Israele a “smantellare glď insediamenti esistenti ed in particolare a cessare, in modo urgente, l'istituzione e la costruzione di insediamenti pianificati nel Territori arabi occupati dal 1967, inclusa Gerusalemme”. Ma sappiamo che essi invece continuano.
Sappiamo che, tra le popolazioni palestinesi, ci sono anche arabi cristiani. In questo complesso di problemi ve n’Ź uno che i mezzi di comunicazione, tanto locali quanto stranieri, passano sotto silenzio o al quale non danno il rilievo che sarebbe necessario dare: l’esodo dei cristiani. L’esodo, infatti, continua e anzi va accelerando, tanto in Israele quanto soprattutto nei territori palestinesi. I dati forniti dalle ambasciate parlano chiaro: sono sempre di piĚ coloro che chiedono un visto per emigrare in un Paese straniero.
L’israeliano vede nel palestinese un nemico che lo vuole sopprimere, a sua volta il palestinese vede nell’israeliano uno che non solo lo odia ma che ha usurpato la sua terra, l’ultimo arrivato che lo ha privato della patria e della libertą. Da qui le sofferenze della gente, la fame, le distruzioni, le violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo. Questo vale naturalmente per entrambi i popoli, anche se, data l’attuale disparitą di forze, le conseguenze peggiori sono per i palestinesi. Tutti i tentativi di mediazione fatti finora, tanto dal mondo politico internazionale quanto dai capi religiosi, sono in pratica falliti.
I cristiani si sentono chiusi tra i due gruppi maggioritari, il Giudaismo e l’Islam, per entrambi i quali religione e politica  si identificano. I cristiani si sentono sollecitati ad accettare un modello di societą e di vita che non Ź il loro, o meglio non Ź quello proposto dal Vangelo. Questo fatto produce una tensione evidente tra musulmani e cristiani. Spesso i musulmani considerano i cristiani come una sorta di ebrei o di “sionisti”, piĚ spesso come una longa manus della politica dei Paesi occidentali, in particolare degli Stati Uniti, che essi identificano senza ombra di dubbio con i cosiddetti «Paesi cristiani». I cristiani si sentono abbandonati a se stessi. Questo non accade alle altre due comunitą: gli aiuti degli ebrei di tutto il mondo e in particolare di quelli americani a Israele sono evidenti a tutti; ugualmente lo sono i capitali che tanto i governi dei Paesi islamici quanto una miriade di societą di beneficenza fanno giungere ai soli arabi musulmani.
La Provvidenza ha posto a custodia dei Santuari e soprattutto della comunitą cristiana i francescani, presenti in Terra Santa fin dal 1217 e formalmente riconosciuto come rappresentanti della cattolicitą dal papa Clemente VI nel 1342.
Molti Sommi Pontefici hanno fatto appello ai cristiani di tutto il mondo di dedicare ogni anno la Giornata del Venerdď Santo come impegni di preghiera e di raccolta di beni per aiutare la Custodia di Terra Santa a favorire la permanenza dei cristiani nella Terra ove Ź nata la nostra fede. I francescani, per volontą dello stesso San Francesco e in seguito per disposizione dei Papi da otto secoli umili e coraggiosi custodi del Santi Luoghi, sono preoccupati di trovarsi, in un futuro non lontano, non pastori di cristiani ma custodi di musei.
Non ci sarą Terra Santa senza cristiani. Per questo rinnovo ai cristiani della nostra terra di non abbandonare i fratelli di fede che vivono in sofferenza nella Terra di GesĚ.
In occasione delle prossime festivitą uniamoci in preghiera affinché il Signore possa soffiare il suo Spirito di pace su questo mondo inquieto e tutti i cristiani possano offrire lieta, gioiosa, libera testimonianza della loro fede in Cristo GesĚ nostro Salvatore.