
Io credo! Sento il desiderio di affermarlo con maggiore certezza e non
dubito, soprattutto adesso. E’ ancora vivo in me un senso di impotenza e
contrastanti emozioni difficile da esprimere ma prevale il desiderio di
testimoniare “ciò che abbiamo visto e ascoltato “.
Siamo stati in pellegrinaggio in Terra Santa, la terra piena di
contraddizioni, con i giovani della Gioventù Francescana di Puglia e Molise.
Ogni cristiano dovrebbe guardare con i propri occhi e interpretare così la
difficile convivenza delle religioni in un fazzoletto di terra in cui alcune
delle principali religioni del mondo convivono fra mille difficoltà e
conflitti che forse mai avranno fine.
Sono conflitti a volte inconcepibili per chi come noi è abituato a vivere in
uno Stato con forte maggioranza cattolica. Ma in quei luoghi santi,
calpestati da Gesù, oggi i cattolici sono appena l’1,5 %.
Non pare vero ma i nostri frati francescani, al quale è affidata la custodia
di taluni luoghi, convivono con le costanti pressioni di altre religioni
spesso per nulla tolleranti.
E così vorresti ribellarti quando sullo strada per il Muro del Pianto gli
ebrei sputano ai piedi dei nostri frati (lo fanno per purificarsi); o quando
sei in coda per accedere al Santo Sepolcro e vieni deriso e insultato dal
Cristiano Ortodosso addetto al flusso dei pellegrini.
Nell’immediata vicinanza e spesso di fronte alle nostre chiese è
necessariamente presente una grande moschea, segno incontrastabile della
superiorità oppressiva. E i loro minareti, alte torri dalle quali ad ogni
ora del giorno e della notte diffondono la preghiera gli islamici, sono
onnipresenti. La preghiera dei musulmani deve insinuarsi in ogni luogo e
deve essere ben udibile anche nelle chiese e nelle sinagoghe. Mi tornano
alla mente le parole di un frate siriano “attenti voi Italiani perché
rischiate di diventare ospiti a casa vostra”
A Cana, pochi anni fa città a maggioranza cattolica, una piccola
rappresentanza di giovani dell’esigua minoranza oggi rimasta, ci ha
testimoniato difficoltà quotidiane. In pochi anni i musulmani sono diventati
la maggioranza, per via del forte tasso di natalità (famiglie musulmane
anche con 12-14 figli a fronte della media cattolica di max 3 figli) e della
dispersione dei cattolici che ha difficoltà a ritrovarsi e a fare comunità
quindi crescere nella fede.
Ha difficoltà ad essere integrato e non
emarginato per via della sua religione.
Ma una delle maggiori contraddizioni che abbiamo visto è stata sicuramente
la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. In uno stesso luogo convivono
armeni, coopti, ortodossi, cattolici. In un mix di stili e arte di cui la
Basilica abbonda, emerge la difficoltà della convivenza. Ognuno deve avere
il diritto di celebrare, conquistato con ogni mezzo, ed ha il proprio
convento all’interno ma nessuno deve predominare o decidere di sua
iniziativa. Nessuno quindi può decidere o comandare: e la Basilica che ha
bisogno di notevoli ristrutturazioni rischia di crollare perché non ci si
mette d’accordo; all’interno ognuno parla, grida e sembra di essere ad un
mercato perché nessuno può comandare. Davanti al Calvario ho pianto vedendo
gente che Lo crocifigge oggi come allora .
La sicurezza è affidata ai musulmani: già proprio ai musulmani! Hanno anche
le chiavi della Basilica e forse non la chiudono solo per i forti introiti
che i pellegrinaggi portano ad una terra nella quale il turismo è una delle
principali risorse. Chi del resto potrebbe garantire, nel groviglio dei
rapporti ecumenici, una certa dose di imparzialità se non una religione
completamente scevra da ogni coinvolgimento?

La più semplice risposta che abbiamo ricevuto alle nostre domande è stata
quella del Custode di Terra Santa che abbiamo incontrato: “Ci basta essere
qui”. Il come e cosa si può fare, deve necessariamente nascere dall’incontro
con popoli, culture e religioni. Il nostro francescanesimo viene
quotidianamente messo a dura prova.
Oggi al mio ritorno posso testimoniarlo a voce alta: e’ stato un
pellegrinaggio indimenticabile!
Ho visto la “scenografia” del Vangelo: luoghi fantastici, basiliche ricche
di storie bimillenarie, lì dove tutto ha avuto inizio.
Ho avuto la fortuna di condividere la scoperta delle origini cristiane con
altri giovani francescani orgoglioso che la custodia dei luoghi santi sia
Francescana.
Ho riletto il brano dell’incontro di San Francesco con il Sultano alla luce
delle difficoltà, che oggi viviamo, di dialogo con le altre religioni.
Nel mio impegno in Italia ho anche ripensato alla mia eccessiva apertura verso le richieste dei musulmani, in particolare le richieste di avere le
loro moschee. Così come non ci è concesso costruire chiese in quei luoghi
non si può sorvolare per puro buonismo sulla nostra identità. La tutela
delle nostre radici Cristiane, che nulla ha a che fare con il razzismo, è
una necessità. Ho paura che fra non molto non ci sia più concesso far
suonare le campane delle nostre chiese.
E’ stato un pellegrinaggio che, al pari della Mecca per i musulmani, non
dovrebbe mancare nella vita di qualsiasi Cristiano.
Roberto Maraglino
Consigliere Nazionale GiFra